Eventi e Cultura

“Happennino - Festival dell'entroterra” cresce e guarda all'intero Appennino

di Redazione Picenotime

È stata presentata oggi, presso la sede della Regione Marche, ad Ancona, la nona edizione di Happennino - Festival dell’entroterra, promosso da Happennino APS. Dal 29 agosto al 20 settembre, l’iniziativa culturale attraverserà sette comuni dell’entroterra marchigiano e quest’anno inaugura una nuova fase del proprio percorso, ampliando lo sguardo all’intera dorsale appenninica grazie alle nuove collaborazioni con “FSC Italia” e la call nazionale “Atlante delle Rive”.

Alla conferenza stampa sono intervenuti: l’assessore regionale alle Politiche per la ontagna e le aree interne Francesco Baldelli, il sottosegretario alla presidenza della Giunta regionale Silvia Luconi e gli organizzatori del festival Andrea Angelini, Francesco Martinelli e Vittoria Podrini. Il programma 2026 conferma Happennino come un laboratorio culturale diffuso capace di intrecciare cultura, natura e comunità per immaginare il futuro delle aree interne attraverso la cultura e promuovere il diritto a restare.

“La cultura è uno degli asset strategici della nostra regione, alla pari dei servizi sanitari e delle infrastrutture – ha dichiarato l’assessore alle Politiche per la montagna e le Aree interne Francesco Baldelli alla presentazione pubblica di questa mattina nella sede regionale - Cultura anche come 'infrastruttura' dei nostri territori interni. Si dà spesso una declinazione negativa dell’Appennino e dell'entroterra, si parla solo di inesorabile declino e di spopolamento come fenomeno irreversibile. Invece, dovremmo cominciare, per non fare ulteriormente del male a questi territori a cui sono stati nei decenni sottratti i servizi essenziali - Sanità e infrastrutture in primis -, a cominciare a parlare di luoghi dalle grandi opportunità per la cultura, il turismo, il futuro dell'economia del sistema Italia. In questo momento, ricorda l’assessore “gli Appennini e le aree collinari sono i due traini del turismo delle Marche. Infatti, il turismo, nel primo periodo dell’anno, aumenta nella nostra regione di un 5,9%, e gli Appennini fanno registrare un +12% di incremento di presenze, mentre le aree collinari addirittura il 16%. Significa che se noi dotiamo di servizi innovativi questi territori, essi possono rappresentare una componente fondamentale e strategica del PIL della nostra regione e del sistema Italia. Ci dobbiamo credere e dobbiamo cominciare, come fanno i ragazzi di Happennino, a dare una declinazione positiva di ciò che troviamo nei nostri territori interni".

“Il Festival Happennino – ha aggiunto Silvia Luconi, sottosegretario alla presidenza della Giunta – valorizza e promuove le straordinarie bellezze e potenzialità del nostro entroterra e tiene alto l’interesse su territori e sui borghi che sono una vera e propria cartolina delle Marche. Negli ultimi anni abbiamo registrato un’importante inversione di tendenza: il turismo nelle Marche si è trasformato, superando il modello ‘mordi e fuggi’ per offrire un'esperienza integrata e a 360 gradi tra costa e borghi. Grazie agli investimenti nelle infrastrutture e al lavoro di squadra con il mondo associazionistico e i tanti volontari sul territorio che, con profondo impegno e senso di abnegazione, hanno portato avanti progetti importanti come questo che la Regione continua a sostenere con convinzione”.

Gli organizzatori del Festival inaugurano questa nona edizione partendo dalla convinzione che vivere nelle aree interne non dovrà più significare rinunciare a opportunità, relazioni e servizi. “Le aree interne troppo spesso sono raccontate solo per i numeri dello spopolamento o la mancanza di servizi, mentre oggi rappresentano uno dei luoghi in cui immaginare nuovi modelli di sviluppo, più sostenibili e più equilibrati - spiegano Andrea Angelini, Francesco Martinelli e Vittoria Podrini, organizzatori di Happennino-. E in questa prospettiva, siamo convinti che la cultura debba diventare uno strumento capace di rendere un territorio più abitabile, creando occasioni di incontro, rafforzando il senso di appartenenza, generando economie, attività, collaborazioni e costruendo comunità. La cultura non come elemento accessorio, né come un lusso riservato ai grandi centri urbani, ma un servizio essenziale, al pari della scuola, della mobilità o della sanità, perché contribuisce a rendere possibile una vita piena nei territori. Per Happennino investire nella cultura significa quindi investire nelle condizioni che permettono alle persone di restare, tornare o scegliere di abitare l'Appennino, trasformando i piccoli comuni in luoghi dove non ci si limita a vivere, ma nei quali è possibile costruire futuro”.

C'è un filo che unisce i boschi certificati dell’Appennino, le sorgenti del Metauro, i sentieri percorsi insieme ad artisti e divulgatori, gli spettacoli, i concerti, i trekking e gli incontri con autori. È il filo di una convinzione: per anni le aree interne sono state raccontate soprattutto attraverso ciò che manca. Scuole, ospedali, trasporti. Una narrazione alimentata dai numeri dello spopolamento. Secondo le stime Istat, infatti, oltre l’82% dei comuni delle aree interne è destinato a perdere popolazione entro il 2043. Ma è proprio in questo scenario che anche il dibattito europeo introduce una prospettiva nuova: quella del diritto a restare. Non più solo una questione di numeri, ma la capacità dei territori di rimanere, o diventare, luoghi in cui sia desiderabile vivere.

Proprio da questa riflessione prende quindi forma la nona edizione di Happennino, che quest’anno accanto al festival vede nascere una progettualità destinata a svilupparsi durante tutto l’anno, ampliando lo sguardo dall’entroterra marchigiano all’intera dorsale appenninica grazie a nuove collaborazioni. Dal 29 agosto al 20 settembre, Happennino attraverserà sette comuni delle Marche - Lunano, Carpegna, Mercatello sul Metauro, Borgo Pace, Peglio, Apecchio e Sant'Angelo in Vado - con un programma di incontri, spettacoli, concerti, trekking e cammini culturali che mette in relazione persone, paesaggio e conoscenza. Non un semplice calendario di eventi, ma il momento pubblico di un progetto più ampio che interpreta la cultura come un'infrastruttura capace di generare relazioni, sostenibilità, opportunità e nuove forme di abitare l'Appennino.






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