Eventi e Cultura
di Redazione Picenotime
Un phon rotto, una felpa scucita, una cornice salvata dal terremoto, vecchi pantaloni trasformati in un outfit nuovo. No, non è un talent show creativo: è il Repair Café Interculturale del CPIA di Ascoli Piceno, dove studenti, artigiani e volontari si sono messi alla prova tra cacciaviti, ago e filo, idee e storie da condividere. Martedì 19 maggio, all’IIS Fermi Sacconi CPIA di Ascoli Piceno, è andato in scena un laboratorio fuori dagli schemi, promosso dalla professoressa Maria Teresa Granato del CPIA e Marche a Rifiuti Zero. L’obiettivo? Dimostrare che riparare non significa solo aggiustare un oggetto, ma anche dare valore alle persone, alle differenze e alle relazioni. Un laboratorio dove niente si butta I ragazzi del CPIA hanno lavorato fianco a fianco con i “repairer” del territorio, accolti nelle classi di tecnologia e italiano con i professori Maria Teresa Granato e Valerio Vitale: falegnami, elettricisti e sarte, che hanno insegnato tecniche pratiche, trucchi del mestiere e soprattutto un modo diverso di guardare agli oggetti. Sono i riparatori del Repair Café di Grottammare Nazzareno e Adamo, falegnami e in grado di riparare qualsiasi oggetto, anche in modo creativo, e Sergio, elettricista esperto che non abbandona mai un oggetto rotto a se stesso, insieme ad Adele, titolare dell’Adelier Bagalini di Montefiore. C’era chi sistemava cornici o scatole di legno, come Adam ed Elhaij, chi riparava piccoli elettrodomestici e luci di Natale, come Yassia, Konde, Olena e Amadou e chi rimetteva a nuovo vestiti come o reinventava oggetti destinati alla spazzatura come Carla, Funmi, Mariela, Jholisbel. Tra le trasformazioni più sorprendenti? Un paio di pantaloni troppo larghi è diventato un completo estivo con pantaloncino e top coordinato, grazie a Fatou, Modou e Ousmane. Creatività livello massimo. Riparare è anche condividere Il Repair Café non è solo un laboratorio tecnico. È uno spazio dove culture, esperienze e generazioni diverse si incontrano. Mentre si cuciva, si saldava o si incollava, si parlava italiano, si collaborava e si imparava insieme. Per questo il progetto è diventato anche un modo innovativo per imparare la lingua attraverso il “fare”, valorizzando le abilità manuali e le storie personali degli studenti. I numeri della giornata 13 oggetti portati da riparare11 oggetti recuperati con successodecine di studenti coinvoltitantissime competenze condiviseE soprattutto: zero sprechi e tantissima voglia di rimettersi in gioco. Dal diritto alla riparazione alla sostenibilità Il progetto guarda anche all’ambiente e al futuro: meno rifiuti, più riuso, più creatività e maggiore consapevolezza contro la cultura dell’usa-e-getta. Il messaggio è semplice: prima di buttare qualcosa, proviamo a salvarlo. E magari, nel frattempo, impariamo qualcosa di nuovo anche su noi stessi. E non finisce qui L’idea del CPIA è trasformare il Repair Café in un appuntamento stabile, con nuovi laboratori, apprendisti riparatori e una rete sempre più ampia di artigiani e associazioni del territorio. Perché a volte basta un oggetto rotto per creare nuove connessioni.