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A San Benedetto Del Tronto 'Little Bighorn' 150 anni dopo: un incontro dalla parte dei Nativi Americani

di Redazione Picenotime


Non una semplice rievocazione, ma una riflessione sulla storia subita, sulla memoria manipolata e sul silenzio che ancora circonda i Popoli Indigeni. Per oltre un secolo, la storia dei Nativi Americani è stata raccontata quasi esclusivamente dal punto di vista di chi ne occupò le terre: attraverso gli eroi scelti dall’Occidente, le immagini del cinema e una divulgazione che ancora oggi trasforma popoli vivi in figure immobili del passato.

Little Bighorn è uno degli esempi più clamorosi di questa manipolazione: una vittoria nativa trasformata nel mito dell’uomo che quella battaglia la perse.

Il 25 e 26 giugno 1876, combattenti lakota, cheyenne e arapaho sconfissero il 7° Cavalleria guidato dal tenente colonnello George Armstrong Custer. Nella memoria dei popoli che difesero le proprie terre, e soprattutto in quella lakota, questo anniversario conserva il significato di una vittoria e di un atto di resistenza. Eppure fu Custer a entrare nel mito.

I popoli che combattevano per non essere privati delle terre, della libertà e del proprio modo di vivere furono invece descritti come selvaggi, ostacoli al progresso o semplici comparse nella storia americana.

Da questa contraddizione nasce la conferenza:

“Little Bighorn, 150 anni dopo. Perché l’America ha fatto di Custer un eroe?”

L’appuntamento è per venerdì 26 giugno 2026, alle ore 18.00, nella Sala Congressi dell’Hotel Progresso, in viale Trieste 40, a San Benedetto del Tronto. Little Bighorn sarà il punto di partenza per affrontare una questione ancora più ampia e scomoda: chi ha il potere di scrivere la storia? Chi decide chi debba essere ricordato come eroe e chi possa essere deformato, cancellato o ridotto al silenzio?

L’incontro offrirà una riflessione sul significato di una storia subita dai Nativi Americani e successivamente raccontata da altri, attraverso categorie, interessi e valori imposti ai popoli che ne furono protagonisti.

La conferenza affronterà il ruolo della stampa, del cinema, della letteratura e della divulgazione nella costruzione del mito della frontiera, ma anche il persistente silenziamento dei Popoli Indigeni nell’informazione occidentale. Le loro lotte contemporanee per la sovranità, i territori, l’ambiente, le lingue e i diritti umani continuano a ricevere uno spazio marginale. I Nativi Americani vengono celebrati quando possono essere rinchiusi in un passato remoto e innocuo, ma spesso ignorati quando parlano del presente, denunciano violazioni o rivendicano il diritto di raccontarsi con la propria voce.

A tenere la conferenza sarà Raffaella Milandri, scrittrice, giornalista e antropologa di formazione, attivista per i diritti umani dei Popoli Indigeni e figura di rilievo in Italia nella divulgazione della loro storia, delle loro culture e delle questioni contemporanee che li riguardano. L’evento è organizzato da Omnibus Omnes OdV nell’ambito di Voci Native, nuovo progetto culturale nato per contrastare stereotipi, falsificazioni e appropriazioni culturali, e per promuovere una divulgazione documentata, rispettosa e culturalmente responsabile. Voci Native gode del patrocinio della Regione Marche. L’iniziativa si avvale inoltre del supporto divulgativo di Nativi Americani ieri e oggi, realtà culturale dedicata alla storia, alle culture e all’attualità dei Popoli Nativi del Nord America, con una comunità Facebook di oltre 20.000 membri.

A centocinquant’anni da Little Bighorn, non basta ricordare una battaglia. Occorre chiedersi perché l’Occidente continui a parlare tanto di Custer e così poco dei popoli che lo sconfissero. E perché, ancora oggi, preferisca raccontare i Nativi Americani invece di ascoltarli.

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