Eventi e Cultura

Favalanciata, il pranzo delle fave resta simbolo di comunità ad Acquasanta Terme

di Redazione Picenotime

A Favalanciata le fave non sono soltanto un legume, sono memoria, identità e futuro. In questa piccola frazione nell'entroterra ascolano, ancora segnato dal terremoto del 2016, la soluzione per vivere le aree interne passa anche dalla terra e da una tradizione contadina diventata negli anni simbolo di comunità. Il "Pranzo delle fave", di domenica scorsa, è un appuntamento che nel tempo si è trasformato in qualcosa di molto più grande di una semplice conviviale firmato Slow Food.
 
Tra le case ancora segnate dal sisma, i tavoli apparecchiati all’aperto e il tipico pranzo da famiglia allargata, hanno riportato vita, persone e socialità in una frazione che come tante altra dell'entroterra piceno si stanno lentamente svuotando. Perché qui il vero obiettivo non è soltanto valorizzare un'ecellenza locale, ma evitare che una comunità sparisca. Dopo il terremoto, infatti, in molti hanno inagibile la propria casa nel borgo. Le difficoltà della ricostruzione, i servizi ridotti e l’isolamento delle aree interne hanno reso ancora più fragile una realtà già piccola. E proprio da qui è nata una delle esperienze più significative del territorio montano ascolano: la Comunità Slow Food di Favalanciata. Un gruppo volontario nato per preservare la biodiversità agricola locale e trasformare la tradizione in uno strumento concreto di coesione sociale. Le fave coltivate negli orti privati del paese oggi diventano sugo, condimento per pizze gourmet, primi piatti, dolci e ricette che mescolano cultura contadina e innovazione gastronomica.
 
Il portavoce della Comunità Slow Food di Favalanciata, Matteo Mattei, racconta: "Oggi, prima ancora delle strutture, è fondamentale ricostruire i rapporti umani e il senso di appartenenza". E in effetti il "Pranzo delle fave" sembra funzionare proprio così, un rito collettivo che tiene insieme chi è rimasto, chi torna nei fine settimana e chi vuole sentirsi parte del borgo anche vivendo altrove. Durante la giornata non c'è stato spazio soltanto per il cibo. Tra i presenti alla giornata anche il Commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli, che ha voluto sottolineare il valore sociale dell’iniziativa e il ruolo delle comunità locali nella rinascita dell’entroterra colpito dal sisma. Al centro dell’evento anche il tema della biodiversità, con l'intervento dei genetisti agrari e ricercatori Salvatore Ceccarelli e Stefania Grando che hanno definito le colture locali "L'unico modo per sopravvivere su questo pianeta". Un messaggio che a Favalanciata assume un significato ancora più forte. Qui la terra non rappresenta soltanto economia o tradizione, ma anche un modo per continuare ad abitare l'entroterra ascolano senza perdere le proprie radici.
 
L’iniziativa ha richiamato l'attenzione di appassionati di enogastronomia, riportando movimento in una delle tante frazioni dell’entroterra che negli ultimi anni stanno cercando di reinventarsi puntando su identità, sostenibilità e turismo lento. Le fave sono state protagoniste assolute del menù: dalle preparazioni più tradizionali fino alle reinterpretazioni contemporanee gourmet curate dal pizzaiolo ascolano Armando D’Ascanio, coinvolto nella giornata insieme ai produttori Pantaleone, Santoni e Torrefazioni Bianchini.
 
Ma il successo dell’evento va oltre l’aspetto culinario. Perché a Favalanciata ogni occasione di incontro diventa anche una dichiarazione di resistenza contro lo spopolamento. In un territorio dove molte ferite del terremoto sono ancora aperte, il ritorno delle persone nelle strade del borgo assume inevitabilmente un valore simbolico. Forse è proprio questo il significato più profondo del "Pranzo delle fave", dimostrare che la ricostruzione non passa soltanto da cantieri avviati e finanziamenti importanti, ma anche dalla capacità di una comunità di ritrovarsi attorno a un tavolo e continuare a sentirsi viva.
 
In una piccola frazione della montagna ascolana, tra fave, orti e ricette, la rinascita continua così ad avere il sapore semplice della condivisione.
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