Eventi e Cultura
di Davide Ciampini
Tradizione estrattiva, innovazione tecnologica e cultura della materia si sono date appuntamento negli spaces dello stabilimento della ditta Fratelli Tancredi per l'apertura del Simposio del Travertino di Acquasanta 2026. L'evento ha richiamato architetti, geologi, docenti universitari e addetti ai lavori per una giornata interamente dedicata al valore storico, identitario ed economico di una delle pietre calcaree più celebri al mondo. Ad aprire i lavori è stato un fitto parterre di autorevoli relatori, i cui interventi hanno delineato il futuro del settore tra sostenibilità ambientale, valorizzazione del territorio marchigiano e nuove frontiere dell'impiego del travertino nell'architettura contemporanea. Oltre agli approfondimenti teorici e scientifici, il simposio ha fornito un'occasione concreta di confronto sulle sfide e sulle opportunità di un comparto artigianale e industriale che continua a rappresentare un'eccellenza simbolo del Made in Italy.
Sante Stangoni, sindaco di Acquasanta Terme: «Dopo molti preparativi prende finalmente il via questo simposio. Desidero ringraziare di cuore tutti gli sponsor, dalla famiglia Tancredi al BIM, fino all'Unione Montana. È un'iniziativa che affonda le sue radici molti anni fa, ma che per diverso tempo non è stato possibile realizzare. Qui, nella zona industriale di Centrale, risiede il cuore pulsante del travertino: un materiale di primissimo piano nel passato così come nel presente. Il nostro comune vanta una straordinaria capacità estrattiva, simbolo di una cultura d'identità che continua a offrire concrete opportunità economiche e a garantire numerosi posti di lavoro. Il travertino è una pietra ornamentale unica, che ritroviamo sia nelle abitazioni del nostro paese sia in prestigiose architetture fuori dai confini italiani. Proprio in questi giorni, gli artisti hanno realizzato meravigliose fontane a Quinto Decimo e a Santa Maria: la riqualificazione del territorio passa inevitabilmente attraverso la nostra pietra locale. Auguro a tutti di vivere una due giorni all'insegna della cultura.»
Elisa Ionni, assessore alla cultura: «Il nostro obiettivo è sempre stato quello di valorizzare il travertino e proiettarlo nel tempo. In passato avevamo già dislocato diverse opere sul territorio, ma oggi cerchiamo di promuoverlo non solo come semplice pietra d'arredo, bensì come un vero e proprio sinonimo di bellezza. La presenza di relatori così autorevoli rappresenta un supporto fondamentale per ampliare la visione dell'amministrazione su questo tema. Questo confronto è un'occasione preziosa per accendere nuove idee e ripensare Acquasanta come un territorio innovativo, pronto ad affrontare con slancio le sfide del futuro.»
Giacomo Recchioni antropologo: «Nell'antica Grecia, durante il simposio, si beveva vino. Il nostro è un viaggio lontano nel tempo: l'uso del travertino affonda le sue radici già nel mondo omerico, quando l'essere umano inizia a riprodurre le figure dei guerrieri nella pietra. È fondamentale comprendere l'importanza della presenza micenea, poiché sono stati i primi a donarci un proto-alfabeto; nel settimo secolo, le sepolture più rilevanti venivano infatti modellate sulle tombe a circolo, dove si raccoglievano massi disposti in cerchio con al centro un primordiale eidolon. Un esempio straordinario di questo legame è il sarcofago in travertino custodito nel cortile della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno: risalente al I secolo d.C. e ritrovato nel 1892, presenta incisioni ben precise, tra cui quelle legate ad alcuni unguenti. Prima di diventare arte funeraria, il travertino è stato innanzitutto la casa degli abitanti storici di questo territorio. Non parlava solo di morte, ma anche di vita quotidiana e di gioco: un'incisione ci mostra infatti alcuni giovani ascolani intenti a divertirsi tra loro. Inoltre, il trasporto del vino non avveniva nelle classiche anfore, bensì all'interno di stomaci di animali. Questa, d'altronde, è sempre stata una terra d'eccellenza per la viticoltura.»
Stefano Papetti, direttore della Pinacoteca civica di Ascoli Piceno: «Vitruvio, il grande architetto riscoperto dagli umanisti che ha dato vita a un'intera scuola di maestri, trattò ampiamente il travertino. In linea con quanto emerso dagli interventi precedenti, occorre ricordare che, pur nella sua straordinaria durevolezza, il travertino non è resistente al fuoco, la cui azione ne provoca la scheggiatura. Al momento dell'estrazione, tuttavia, questa pietra si rivela un materiale docile da tagliare e modellare, consentendo la realizzazione di incisioni di grande pregio. Intorno ad Ascoli sono tuttora visibili le antiche cave da cui è stato estratto il travertino con cui è stata interamente edificata la città. Per questo motivo, abbiamo promosso ricerche approfondite per analizzare l'impiego della pietra nei secoli, dall'epoca romana al Medioevo fino ai giorni nostri: un materiale unico che ha conferito ad Ascoli quella particolare ed inconfondibile tonalità cromatica, resa lampante nei capolavori pittorici di artisti come Crivelli e De Magistris.»
Prof.ssa Maria Luce Sestili: «Un doveroso cenno va ad Antonio Orsini, lo scienziato che per primo ha condotto e presentato studi geologici direttamente in loco. Dal punto di vista scientifico, il travertino può essere definito come un "supercalcare", composto per oltre il 95% da bicarbonato di calcio sotto forma di calcite. La sua gamma cromatica varia dal marrone al giallo, fino a sfumature rossastre come nel caso di quello persiano. Trattandosi di una pietra sedimentaria, può assumere diverse conformazioni: compatto, spugnoso oppure stratificato, quasi alla stregua di una "millefoglie". Ne troviamo una testimonianza fondamentale nelle mura urbiche di Ascoli Piceno, in particolare nella zona di Porta Romana. Dal punto di vista etimologico, infine, la parola deriva da lapis tiburtinus, denominazione di epoca tardo-imperiale legata alla città di Tivoli, celebre per le sue imponenti cave.»
Emilio Tancredi: «Il travertino ha una storia profonda in questo territorio: nel 1950 c'erano molteplici cave ed ogni famiglia si alzava la mattina per lavorarlo; rappresentava letteralmente il pane quotidiano per l'intera comunità. Oggi celebriamo una grande soddisfazione: vantiamo la cava più grande delle Marche, affiancata dall'impiego di strumenti di scavo avveniristici. La nostra storia insegna che non ci si deve mai precludere un obiettivo a causa delle difficoltà che si incontrano lungo il cammino. Questo simposio nasce soprattutto per ricordare Pietro, che ha rappresentato la vera e propria roccia di questa azienda.»

autore Davide Ciampini****