Eventi e Cultura

San Benedetto del Tronto, con performance di Giorgia Di Girolamo conclusa la mostra personale dell’artista Rodrigo Blanco

di Redazione Picenotime


Si è conclusa Domenica 8 Marzo, negli spazi della Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto, la mostra personale “QUI È OVUNQUE” dell’artista Rodrigo Blanco, promossa dall’associazione Endeca | Agitatore Culturale ETS. Il finissage, molto partecipato, ha rappresentato l’ultimo momento di attraversamento e condivisione del progetto espositivo, offrendo al pubblico l’occasione di tornare a sostare nelle opere dell’artista e di approfondirne la poetica.

L’incontro si è aperto con l’introduzione di Rosalba Rossi, presidente dell’associazione organizzatrice, che ha ricordato il senso del progetto espositivo e il lavoro culturale che l’associazione sta portando avanti nel territorio per promuovere le arti visive come strumento di riflessione e crescita collettiva. A seguire sono intervenuti Rodrigo Blanco e il prof. Marino Capretti, che hanno dialogato con il pubblico sulla poetica della pittura dell’artista, soffermandosi sul rapporto tra immagine, percezione e presenza che attraversa l’intera ricerca di Blanco. Le opere esposte, infatti, non si limitano a essere oggetti da osservare, ma diventano luoghi di esperienza, capaci di attivare nello spettatore uno spazio di relazione e di attraversamento.

Momento centrale del finissage è stata inoltre la presentazione del catalogo della mostra, una pubblicazione che documenta il progetto espositivo raccogliendo testi critici e apparati iconografici delle opere. Il catalogo si distingue anche per la cura progettuale: l’ideazione grafica e il disegno editoriale sono stati realizzati dall’arch. Franco Mercuri, che ha concepito un oggetto editoriale di grande eleganza e identità visiva, capace di valorizzare la dimensione pittorica delle opere e di restituire, anche nella forma del libro, l’intensità del percorso espositivo. Il catalogo diventa così non solo documento della mostra, ma vera estensione del progetto artistico.

La performance.

Il finissage si è aperto con una nuova performance dell’artista Giorgia Di Girolamo, concepita in dialogo con le opere e con lo spazio della Palazzina Azzurra, proseguendo il percorso avviato durante il vernissage. L’artista, inizialmente collocata al centro dello spazio espositivo, è emersa da un contenitore cilindrico, inteso come matrice/luogo di nascita, con il volto coperto ed indossando abiti maschili: una scelta che ha sospeso immediatamente l’identità di genere e ha introdotto il tema centrale dell’azione performativa. La figura che si è presentata al pubblico non era né uomo né donna, ma un corpo che attraversa e mette in discussione entrambe le categorie.

Avvicinandosi uno ad uno ai presenti, a cui era stato precedentemente consegnato un bicchiere colmo d’acqua, l’artista ha compiuto un gesto improvviso: ha strappato il bicchiere dalle mani degli spettatori e si è versata l’acqua addosso con forza. Il gesto, all’apparenza violento, non è stato diretto contro qualcuno, né è stato un atto di aggressione verso il pubblico. È stato invece un gesto rivolto al corpo stesso dell’artista: un atto di purificazione. L’acqua è diventata così un elemento rituale. Ogni bicchiere versato rappresentava una memoria, una stratificazione di storie, di discriminazioni e di ruoli imposti che nel tempo hanno costruito la separazione e la subordinazione tra i generi. Vestendo abiti maschili e bagnando il proprio corpo, l’artista ha compiuto simbolicamente un lavaggio delle identità rigide, delle gerarchie e delle narrazioni che hanno storicamente opposto uomo e donna.

 Il riferimento chiaro alla Giornata Internazionale della Donna dell’8 Marzo non è stato quindi celebrativo, ma riflessivo. La performance non ha messo in scena uno scontro tra generi, ma un processo di liberazione dalle categorie che li hanno posti in rapporto di dominio e subordinazione e contrapposizione.

L’acqua che scorre sul corpo dell’artista non è stata una punizione né un atto di violenza. È stato un rito di passaggio: una purificazione collettiva che ha voluto invitare a immaginare un nuovo equilibrio, in cui tutti i diversi generi non siano più definiti dalla differenza ma da una condizione di pari dignità e umanità.

In questo gesto ripetuto, quasi liturgico, il pubblico è diventaro parte dell’azione: ogni spettatore ha consegnato inconsapevolmente una goccia di questo processo simbolico di trasformazione.

Il finissage ha così chiuso la mostra trasformandosi in un momento di intensa partecipazione (di cui riportiamo alcuni momenti fermati dal fotografo Emanuele Santori), in cui pittura, parola e azione performativa hanno restituito al pubblico il senso dell’arte.

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