Curiosità
di Redazione Picenotime
Dodici giorni permettono di attraversare alcune delle immagini più riconoscibili della Cina senza fermarsi a un solo volto del Paese. Si parte dalla capitale imperiale, si cammina sulla Grande Muraglia, si raggiunge Xi’an con il suo esercito di terracotta, si entra nel Sichuan e si conclude tra le strade e i grattacieli di Shanghai.
È la sequenza proposta da uno dei tour della Cina con guida italiana di Boscolo Viaggi: sei tappe principali, ciascuna capace di aggiungere qualcosa di diverso al percorso. Templi e palazzi, grandi opere monumentali, archeologia, panda, luoghi legati al Buddhismo e infine una metropoli contemporanea.
Pechino occupa i primi giorni dell’itinerario e introduce subito alla lunga storia imperiale del Paese. La visita attraversa Piazza Tiananmen e prosegue nella Città Proibita, residenza di 24 imperatori delle dinastie Ming e Qing. Il Palazzo d’Estate aggiunge invece giardini, padiglioni e il lago Kunming, mentre prima della partenza per Xi’an è previsto anche il Tempio del Cielo.
Sono luoghi molto diversi, ma concentrati nella stessa città: Pechino permette quindi di entrare nella Cina imperiale attraverso gli spazi in cui il potere veniva esercitato, rappresentato e ritualizzato.
Dopo palazzi e piazze, la seconda tappa cambia completamente scenario. La Grande Muraglia viene raggiunta fuori Pechino e il programma prevede la salita in funivia seguita da una passeggiata sulla fortificazione.
È uno dei simboli che spesso precedono qualsiasi viaggio di gruppo in Cina, ma trovarsi fisicamente sulla muraglia permette soprattutto di coglierne il rapporto con il territorio: il tracciato segue rilievi e profili montuosi e continua oltre ciò che lo sguardo riesce a seguire.
Il rientro verso Pechino riporta poi alla dimensione cittadina, con la possibilità di attraversare anche la tradizionale via culturale Liulichang.
Il treno veloce conduce a Xi’an, antica capitale imperiale e storico punto di arrivo orientale della Via della Seta. Qui il centro della visita è inevitabilmente l’Esercito di Terracotta nel mausoleo di Qin Shi Huang: migliaia di soldati, cavalli e carri realizzati a grandezza naturale per accompagnare il primo imperatore cinese nell’aldilà.
Xi’an, però, non termina al sito archeologico. La Pagoda della Grande Oca Selvatica, le mura cittadine e il Quartiere Musulmano mostrano altri strati della sua storia. Proprio quest’ultimo, con la Grande Moschea e l’incontro tra architettura cinese ed elementi islamici, ricorda quanto la città sia stata per secoli un crocevia di scambi.
Con Chengdu il percorso si sposta nel Sichuan e cambia nuovamente tono. Tra Kuan Alley, Zhai Alley e Jing Alley si incontra una città fatta anche di zone pedonali, cucina locale e vita urbana. La tappa più conosciuta resta però la Base di Ricerca e Allevamento dei Panda Giganti, dove il programma comprende il museo dedicato alla specie e l’area in cui è possibile osservare gli animali.
La giornata prosegue con il Monastero di Wenshu, uno dei principali templi buddhisti Zen della città. In una sola tappa convivono quindi un’icona naturalistica della Cina e una parte importante della tradizione religiosa del Paese.
Da Chengdu si raggiunge Leshan per vedere una delle opere più imponenti dell’itinerario. Il Buddha Gigante di Leshan, scolpito nella parete rocciosa alla confluenza dei fiumi Dadu, Min e Qingyi, raggiunge i 71 metri di altezza. Dopo la visita al Tempio Lingyun, il programma prevede anche un breve percorso in barca, utile per osservare la statua dal fiume e comprenderne meglio le proporzioni.
È una tappa breve rispetto alle grandi città del percorso, ma introduce un patrimonio storico e religioso molto diverso da quanto incontrato a Pechino o Xi’an.
A Shanghai bastano poche ore per cambiare nuovamente scenario. Il Tempio del Buddha di Giada, il Giardino di Yu e il Bazar della Città Vecchia mantengono il percorso ancora vicino ad architetture e tradizioni incontrate nelle giornate precedenti. Poi arrivano Xintiandi e Via Nanchino, con negozi, edifici riconvertiti, traffico e una densità urbana completamente diversa.
La sera, sul Bund, il contrasto diventa ancora più evidente. Da una parte gli edifici storici del waterfront, dall’altra le torri illuminate del Pudong. Dopo templi, mura, siti archeologici e città dell’entroterra, trovarsi davanti a quello skyline produce quasi uno stacco netto: la stessa Cina, ma un’ultima immagine che sembra appartenere a un altro viaggio.
Alla fine dei dodici giorni, ciò che resta più evidente è la distanza percorsa non soltanto sulla mappa. Nel giro di poche giornate cambiano architetture, atmosfere, abitudini, riferimenti storici e perfino il modo in cui si vive la città. È questa successione a dare ritmo all’esperienza, perché ogni nuova tappa arriva quando la precedente ha già lasciato un’immagine precisa.
Nel viaggio in Cina con Boscolo, il filo non sta quindi nel voler racchiudere il Paese in un unico racconto, ma nel lasciare che siano i passaggi da un luogo all’altro a costruirlo poco alla volta. Dodici giorni che finiscono per assomigliare meno a una raccolta di visite e molto di più a un percorso continuo, in cui ogni tappa prepara naturalmente la curiosità per quella successiva.
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