Martedì scorso, durante la seduta del consiglio comunale, si è tornati a parlare delle sale slot in centro storico. Non è la prima volta. Da anni il tema torna puntuale come le rondini a primavera: orari da restringere, distanze minime da scuole e chiese, ordinanze che provano a tenere a bada un fenomeno che, a quanto pare, non si lascia contenere così facilmente.
Il problema è che mentre i consiglieri discutono di orari di apertura e vetrine oscurate, una fetta sempre più grande del gioco si è già spostata altrove. Non nel bar della porta accanto. Nello smartphone in tasca.
Ad Ascoli e in tutta la provincia, la spesa pro capite per gioco e scommesse resta sopra la media nazionale, come ha documentato Il Resto del Carlino in un'inchiesta sui consumi del Piceno. I dati raccontano una regione dove il gioco fisico non arretra, ma dove sempre più persone lo affiancano (o lo sostituiscono) con qualcosa che le ordinanze comunali non possono toccare: le piattaforme digitali fuori dai confini nazionali. Chi cerca alternative con meno vincoli locali finisce spesso per orientarsi verso i casino online stranieri, piattaforme che restano fuori dalla giurisdizione ADM e quindi fuori dal raggio d'azione delle ordinanze comunali.
Limitare gli orari di una sala slot fisica ha senso quando il problema è fisico: la vetrina illuminata, l'insegna al neon, il viavai davanti a scuole e oratori. Ha molto meno senso quando il giocatore non deve nemmeno uscire di casa.
Un Comune può chiudere una sala alle 22. Non può chiudere un'app.
Questo è il punto cieco che pochi affrontano nei dibattiti locali. Le amministrazioni comunali, incluse quelle del Piceno, hanno strumenti pensati per un gioco d'azzardo che esiste fisicamente sul territorio. Contro il gioco online, quegli stessi strumenti sono spuntati. Non è colpa di nessun sindaco in particolare: è che la legge nazionale sul gioco a distanza resta competenza statale, non municipale.
Qui le cose si complicano, ed è dove il dibattito pubblico spesso si ferma troppo presto.
Quando un Comune limita gli orari di una sala fisica, il giocatore non smette di giocare. Cerca un'alternativa. E l'alternativa più immediata, oggi, è il telefono.
Dentro quel mondo online esiste però una distinzione che pochi fuori dal settore conoscono bene: da una parte ci sono gli operatori con licenza ADM, regolamentati secondo le regole italiane; dall'altra ci sono piattaforme con sede e licenza in altre giurisdizioni, spesso Malta o Curaçao, che accettano comunque giocatori italiani. La seconda categoria è cresciuta parecchio negli ultimi anni, complice anche il fatto che la pubblicità del gioco d'azzardo è vietata in Italia dal 2018: chi ha una licenza ADM non può farsi pubblicità, chi non ce l'ha aggira il problema con il passaparola e i motori di ricerca.
Secondo un'inchiesta de Il Sole 24 Ore, il giro d'affari delle scommesse su siti non autorizzati in Italia vale circa 20 miliardi di euro l'anno. Non è un dato che riguarda solo Milano o Roma. Riguarda anche province come la nostra, dove il rapporto tra popolazione e spesa in gioco è già superiore alla media.
Non è un tema astratto. Nel 2024 un caso di ludopatia ad Ascoli, riportato da Il Resto del Carlino, ha mostrato quanto sia fragile il confine tra controllo e assenza di controllo quando il gioco si sposta fuori dai canali tracciabili localmente. Un uomo aveva perso 100mila euro alle slot. Il caso ha riacceso il dibattito comunale, ma ha anche fatto emergere un problema più ampio: quanto delle perdite complessive dei giocatori del Piceno avvenga oggi online, lontano da qualunque ordinanza locale, è semplicemente impossibile da misurare con gli strumenti a disposizione del Comune.
A livello nazionale, la macchina del contrasto si è mossa. Nel 2025 l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha chiuso 130 sale e oscurato 772 siti illegali, secondo i dati riportati da MonetaWeb. Un numero enorme, che però dice anche un'altra cosa: se ne chiudono 772 e continuano a spuntarne di nuovi, la corsa è tutt'altro che vinta.
C'è un elemento tecnico che spiega perché gli operatori esteri restano difficili da arginare, ed è il modo in cui si spostano i soldi. Molte piattaforme non regolamentate in Italia accettano criptovalute o e-wallet internazionali, metodi che sfuggono ai controlli bancari tradizionali su cui si basa buona parte dell'azione dell'ADM.
Un'analisi di Forbes sul mercato americano mostra una dinamica simile: i pagamenti in cripto alimentano un'industria del gioco d'azzardo ombra da 67 miliardi di dollari, proprio perché aggirano i controlli KYC standard dei sistemi bancari regolamentati. In Italia il fenomeno è più contenuto in valore assoluto, ma la logica è identica. Più un metodo di pagamento è difficile da tracciare, più diventa attraente per chi vuole giocare fuori dal radar, sia fiscale che comunale.
E non parliamo solo di piccoli giocatori occasionali. Un'indagine dell'ANSA ha coinvolto anche calciatori di Serie A che scommettevano su siti non autorizzati. Se professionisti sotto contratto con controlli societari stringenti finiscono nella rete di questi siti, immaginare che un cittadino qualunque del Piceno non ci finisca è ingenuo.
Diciamolo chiaramente: le ordinanze sugli orari non sono inutili. Riducono l'esposizione visiva, proteggono i minori dal passaggio quotidiano davanti a una sala slot, danno un segnale politico. Ma da sole non risolvono il problema più grande, che si è ormai spostato altrove.
Alcuni Comuni italiani hanno iniziato a lavorare su un fronte diverso: educazione finanziaria nelle scuole, sportelli di ascolto per famiglie con problemi di gioco, collaborazione con i Serd locali. Ascoli non fa eccezione, con progetti di sensibilizzazione già attivi in alcuni istituti superiori della provincia. Ma restano iniziative frammentate, spesso senza un coordinamento reale con quello che succede online.
Il rischio, altrimenti, è che il dibattito comunale continui a concentrarsi su un fenomeno visibile e in calo (la sala slot fisica) mentre quello invisibile e in crescita (il gioco online, incluso quello su piattaforme estere) resta fuori da ogni radar istituzionale locale.
Per chi si informa prima di scegliere una piattaforma, esistono guide che spiegano come valutare la sicurezza di un operatore, licenze incluse, prima ancora di depositare un euro. Vale la pena leggerle prima, non dopo un problema.
Perché i Comuni non possono regolamentare i casino online stranieri?Perché la competenza sul gioco a distanza è statale, non comunale. Un'ordinanza locale può limitare orari e ubicazione delle sale fisiche sul territorio, ma non ha alcun potere su piattaforme digitali con sede legale all'estero, fuori dalla giurisdizione italiana.
È vero che ad Ascoli si spende più della media nazionale in gioco d'azzardo?Sì. Dati riportati da testate locali indicano una spesa pro capite superiore alla media italiana nella provincia del Piceno, considerando sale slot, scommesse e gratta e vinci insieme, senza contare il gioco online non tracciato localmente.
Le piattaforme estere sono automaticamente meno sicure?No, non automaticamente. Molte operano sotto licenze europee riconosciute con requisiti di sicurezza seri. La differenza principale riguarda la tutela legale in caso di controversia, non necessariamente l'affidabilità tecnica della piattaforma.
Cosa succede se un residente italiano gioca su un sito non autorizzato ADM?Non commette un reato penale come giocatore, ma perde le tutele previste dalla normativa italiana in caso di controversie su vincite o conti bloccati. È un rischio contrattuale, non giudiziario, ma va conosciuto prima di depositare.
Il consiglio comunale tornerà probabilmente a discutere di orari e distanze minime nei prossimi mesi, come ha fatto per anni. È un dibattito legittimo, ma parziale. Finché la discussione locale resta ancorata solo alle sale fisiche, il fenomeno più grande, quello che si gioca su uno schermo alle due di notte, continuerà a crescere fuori da ogni controllo municipale.
Il gioco d'azzardo comporta dei rischi. Gioca responsabilmente e scommetti solo ciò che puoi permetterti di perdere. Se ritieni che il gioco stia diventando un problema, visita BeGambleAware.org o contatta i servizi territoriali per le dipendenze (Ser.D) della tua ASL.
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