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Riscaldamento a biomassa: come funzionano gli apparecchi termici e perché rendimento ed emissioni fanno la differenza

di Redazione Picenotime


Il riscaldamento a biomassa è tornato al centro dell'attenzione di famiglie, amministrazioni e aziende produttrici. Apparecchi alimentati a biocombustibili solidi, dalla legna al pellet, dal nocciolino alla sansa, dai gusci al cippato, rappresentano oggi una delle alternative più concrete ai combustibili fossili, soprattutto dove non arriva la rete del gas. Dietro la semplicità apparente di una stufa, però, si nasconde un mondo tecnico fatto di rendimento, emissioni in atmosfera, classi ambientali e normative europee sempre più stringenti.


Dalla legna ai policombustibili

Per biomassa a fini energetici si intende ogni materiale organico vegetale utilizzabile come combustibile. La gamma è ampia: dalla tradizionale legna al pellet, fino a sottoprodotti agricoli come nocciolino, sansa e gusci. Esistono inoltre apparecchi policombustibili, capaci di adattarsi a diversi materiali. Il vantaggio ambientale è noto, dato che il ciclo del carbonio è in teoria neutro, ma si concretizza solo se l'apparecchio, che si tratti di stufa, termocamino, caldaia o camino, è moderno ed efficiente.


Rendimento ed emissioni: i due parametri chiave

Il rendimento misura quanta energia del combustibile diventa calore utile. Un apparecchio obsoleto disperde gran parte dell'energia; uno di ultima generazione, progettato con criteri rigorosi, supera l'85-90%. A questo si lega il tema delle emissioni in atmosfera: ridurre il particolato è una priorità sanitaria, e da esso dipende la classificazione ambientale dell'apparecchio. La certificazione ambientale prevista dal DM 186/2017 attribuisce un numero di stelle, fino a 5, in funzione delle prestazioni emissive, con ricadute dirette sull'accesso agli incentivi e, in alcune aree, sulla stessa possibilità di installazione.

Le norme tecniche di prodotto della serie EN, come la EN 16510, la EN 303-5 per le caldaie, la EN 13229 per gli inserti, la EN 14785 per gli apparecchi a pellet e la EN 13240 per le stufe, definiscono i metodi di prova con cui si misurano efficienza energetica ed emissioni. Il quadro dei requisiti minimi è fissato a livello europeo dai regolamenti Ecodesign, consultabili nella loro versione ufficiale su EUR-Lex, il portale del diritto dell'Unione europea.


Lo sviluppo del prodotto: dal prototipo alla DoP

Per un'azienda che progetta e costruisce apparecchi termici, il percorso parte molto prima della vendita. Serve un lavoro di ingegnerizzazione che porti dal prototipo al prodotto industriale, con prove di laboratorio, misure di prestazioni e ottimizzazione del rendimento. È qui che il supporto di un laboratorio prove accreditato Accredia diventa decisivo: consente di eseguire i test richiesti, validare le prestazioni e arrivare alla Dichiarazione di Prestazione (DoP) necessaria alla commercializzazione. La consulenza specialistica in materia di certificazioni per biomassa e apparecchi termici accompagna il produttore lungo tutto questo percorso, dalla concezione del prototipo fino alla certificazione del risultato.


Il quadro degli incentivi

Sul fronte normativo, i regolamenti europei Ecodesign fissano limiti di efficienza ed emissioni sotto i quali un apparecchio non può più essere immesso sul mercato. A questi si affiancano gli strumenti di incentivazione nazionali, come il Conto Termico nelle sue diverse versioni, che premiano la sostituzione di vecchi generatori con apparecchi ad alta efficienza e bassa emissione. Per orientarsi tra requisiti, classi di prestazione, etichettatura energetica e incentivi disponibili, un riferimento istituzionale affidabile è l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA).


Conclusione

Per il produttore di apparecchi a biomassa, la competitività passa oggi da rendimento certificato, emissioni contenute e piena conformità alle norme di prodotto. Sono questi gli elementi che determinano l'accesso al mercato e agli incentivi. Affidarsi a un partner che unisca competenze di ingegneria e laboratorio prove, come Labotest, permette di trasformare un buon progetto in un prodotto certificato, pronto a competere.

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