Curiosità
di Redazione Picenotime
In Svizzera, l'industria dell'amore fa parte della vita quotidiana da molto tempo. Già dal 1942, il lavoro sessuale qui non è più vietato. Ciò fa sì che città come Basilea abbiano trovato un modo molto pragmatico per affrontare questo tema. Chi passeggia per i vicoli di Kleinbasel nota subito che qui molte cose funzionano diversamente rispetto ai paesi vicini. Ci sono regole chiare che tutti devono rispettare, e questo garantisce un ordine che altrove spesso manca. Chi è interessato al Sex a Basilea capisce subito che la professionalità e la sicurezza qui sono al primo posto. Questo approccio aperto fa sì che le donne e gli uomini che lavorano in questo settore non debbano agire di nascosto. Esistono zone fisse in cui è consentito lavorare e la polizia qui è più un partner che un nemico. Questo crea una base di fiducia molto importante per tutti i soggetti coinvolti.
Questo approccio svizzero è un vero e proprio modello per molti osservatori italiani. Mentre al sud spesso si conducono ancora accesi dibattiti sulla morale e sui divieti, il modello svizzero mostra come si possa semplicemente riconoscere la realtà. Non si tratta di giudicare il settore, ma di renderlo sicuro e controllabile. Le persone che ci lavorano pagano le tasse, hanno un'assicurazione sanitaria e hanno dei diritti. Questa è una grande differenza rispetto ai paesi in cui il lavoro sessuale viene spinto in una zona grigia legale. In Svizzera si è capito che i divieti di solito portano solo a spingere il lavoro nella clandestinità, dove violenza e sfruttamento possono verificarsi molto più facilmente. Attraverso la presenza visibile e regole chiare si previene esattamente questo.
Un approccio aperto con regole chiare: Basilea mostra come una città possa integrare visibilmente il settore nella vita quotidiana, invece di spingerlo nella clandestinità.
A Basilea ci sono regole molto precise su dove e come si possa lavorare. La cosiddetta Kleinbasel è il quartiere in cui si svolge la maggior parte dell'attività. Qui ci sono strade in cui il lavoro è permesso, mentre altre aree rimangono protette per i residenti. Questa separazione spaziale aiuta a ridurre al minimo i conflitti nel vicinato. Chi vuole lavorare lì deve registrarsi presso le autorità. Questo può sembrare inizialmente molta burocrazia, ma offre una grande protezione. Attraverso la registrazione, le autorità hanno una visione d'insieme e possono garantire che nessuno venga costretto a lavorare contro la propria volontà. La polizia effettua controlli regolari, ma questi si svolgono in un'atmosfera cortese e professionale. L'obiettivo è garantire la
sicurezza di chi lavora
e smantellare le strutture illegali.
Un altro punto importante è la collaborazione con i centri di consulenza. A Basilea ci sono strutture che si occupano specificamente delle esigenze di chi fa lavoro sessuale. Queste offrono assistenza medica, consulenza su questioni fiscali o aiutano chi desidera cambiare professione. Poiché il lavoro è legale, questi centri possono operare in modo del tutto aperto. In Germania la situazione è spesso simile, come si può vedere da piattaforme come hot.de, che fungono da punto di riferimento per i contatti. Uno sguardo oltre confine mostra che i paesi con una legislazione liberale spesso hanno meno problemi di criminalità in questo settore rispetto ai paesi con divieti rigorosi. La trasparenza creata da tali strutture legali è un grande vantaggio per l'intera società.
Se si guarda all'Italia, la situazione è completamente diversa. Lì è ancora in vigore la cosiddetta Legge Merlin del 1958. Questa legge chiuse allora le case di tolleranza di Stato e aveva lo scopo di porre fine allo sfruttamento. Ma il risultato è stato piuttosto l'opposto. Il lavoro sessuale in sé non è direttamente vietato in Italia, ma tutto ciò che vi è collegato è punibile. Chi affitta una stanza in cui si lavora si rende colpevole di favoreggiamento della prostituzione. Ciò fa sì che il lavoro si svolga quasi esclusivamente in strada o in appartamenti completamente privati, dove non vi è alcun controllo. Le donne sono spesso esposte alla violenza senza alcuna protezione, poiché in caso di problemi difficilmente possono rivolgersi alla polizia senza avere a loro volta guai con le autorità.
Questa incertezza legale è un enorme fattore a vantaggio della criminalità organizzata. Poiché non ci sono vie legali per esercitare la professione, i gruppi criminali colmano questa lacuna. Offrono protezione, ma in cambio chiedono somme elevate e opprimono i lavoratori. Nelle grandi città come Roma o Milano il problema è molto evidente. La prostituzione di strada avviene spesso in condizioni difficili. Non ci sono servizi igienici, nessuna assistenza medica e nessuna tutela legale. Per questo motivo molti politici italiani chiedono da tempo un'inversione di rotta. Guardano con molto interesse al modello svizzero, perché vedono che lì il tasso di criminalità è molto più basso e le entrate fiscali vanno a beneficio dello Stato, invece di scomparire in canali oscuri.
L'adozione di un modello come quello svizzero significherebbe per l'Italia rompere vecchi tabù. Il passo più importante sarebbe il riconoscimento del
come una normale attività economica. Se chi lavora potesse registrarsi ufficialmente, avrebbe accesso al sistema di sicurezza sociale. Potrebbe pagare i contributi pensionistici e difendersi legalmente dalle aggressioni. A Basilea si è dimostrato che la criminalità diminuisce non appena il settore viene fatto uscire dall'ombra. Per l'Italia questa sarebbe un'opportunità per indebolire in modo massiccio il potere delle organizzazioni criminali in questo settore. Se ci fossero bordelli o studi di lavoro gestiti secondo regole severe, le attività illegali nei retrobottega non avrebbero quasi più alcuna possibilità.
Un altro punto è la tutela dei residenti. In molte città italiane ci sono lamentele per la prostituzione nelle zone residenziali. Basilea dimostra che si può rimediare attraverso chiare norme di zonizzazione. Vengono designate aree specifiche in cui il lavoro non disturba nessuno. In questo modo si alleggerisce la pressione sullo spazio pubblico. In Italia si sostiene spesso che la legalizzazione favorirebbe l'industria. Le esperienze in Svizzera dimostrano tuttavia che i numeri rimangono piuttosto stabili. La grande differenza è semplicemente che il lavoro si svolge in condizioni dignitose. Le donne e gli uomini non vengono più trattati come criminali, il che rafforza la loro posizione nei confronti di clienti e intermediari.
La sicurezza è l'argomento più importante per una nuova legislazione. A Basilea le aggressioni contro chi svolge lavoro sessuale sono rare, perché i colpevoli sanno che la polizia prende sul serio le vittime. I lavoratori e le lavoratrici non hanno paura di sporgere denuncia, poiché non devono temere conseguenze legali per la loro attività. Questo è il fulcro dell'autodeterminazione. Chi lavora legalmente è meno ricattabile. In Italia, al contrario, la ricattabilità è molto alta a causa della zona grigia legale. Molte donne hanno paura dell'espulsione o delle multe, il che le rende facili prede per i trafficanti di esseri umani. Una riforma sul modello svizzero dissolverebbe immediatamente queste dipendenze.
Inoltre, una struttura ordinata migliorerebbe anche la salute dell'intera popolazione. A Basilea, i controlli sanitari regolari fanno parte della vita quotidiana per molti, senza alcuna costrizione, ma come parte di un atteggiamento professionale. I centri di consulenza informano sulle misure di protezione e distribuiscono materiale. Se l'Italia intraprendesse questa strada, le malattie potrebbero essere combattute in modo molto più mirato. L'attuale situazione in Italia, in cui tutto avviene di nascosto, rende questo lavoro di prevenzione quasi impossibile. Alla fine, quindi, non sono solo le persone del settore a trarre vantaggio da regole chiare, ma l'intera società. Il coraggio che Basilea dimostra su questo tema potrebbe essere per l'Italia la chiave di una soluzione più pacifica e giusta.
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