Curiosità

Top e flop del calciomercato invernale

di Redazione Picenotime


Il mercato di gennaio viene spesso raccontato come una finestra “di riparazione”, anche se, negli ultimi anni, è diventato soprattutto un acceleratore. Quando una squadra è corta, se ha un obiettivo europeo in bilico o se teme di perdere terreno in campionato, l’inverno costringe a scegliere in fretta e spesso a pagare di più.

Dentro questa dinamica convivono due categorie molto diverse. Da una parte ci sono i colpi che cambiano davvero una stagione o addirittura un ciclo; dall’altra gli acquistiriparatori” che finiscono per essere un costo aggiuntivo, tecnico e mediatico, soprattutto quando il reparto critico è l’attacco.

Vediamo quali sono i movimenti invernali degli ultimi anni che hanno dettato cambiamenti importanti, prendendo spunto dagli aggiornamenti pubblicati sul sito calciosi.it e dai dati delle principali transazioni di settore.

Cifre record e impatto immediato

Gli acquisti più chiacchierati, nella percezione pubblica, sono spesso quelli che riguardano un record economico. La classifica dei trasferimenti di gennaio più costosi di sempre, a tal riguardo, fotografa bene questo punto: Philippe Coutinho resta il riferimento storico più oneroso, con il passaggio dal Liverpool al Barcellona per 135 milioni nel gennaio 2018.

Nello stesso elenco compaiono anche altre operazioni “enormi”: Enzo Fernández al Chelsea per 121 milioni nel gennaio 2023 è l’esempio più chiaro di come l’urgenza e l’ambizione possano spingere i costi fuori scala.

Sono esempi in cui l’importanza del dato non riguarda solo la cifra, ma anche la volontà di anticipare il futuro, anche a stagione in corso, accettando rischi di integrazione.

I top “funzionali”: non sempre serve il colpo da copertina

Esiste però un’altra idea di top, più legata al rendimento che alla spettacolarità. Sempre tra i colpi invernali più costosi troviamo Van Dijk al Liverpool (gennaio 2018) e Vlahovic alla Juventus (gennaio 2022), operazioni che hanno avuto senso perché rispondevano a un bisogno tecnico preciso, in ruoli chiave.

Questo è il punto che spesso separa un grande acquisto da un’operazione solo rumorosa: la coerenza con il sistema. Non basta prendere un giocatore “forte”, serve che sia quello giusto per i meccanismi della squadra e per i tempi che gennaio impone.

È anche per questo che molti club, in inverno, preferiscono formule più elastiche e innesti mirati: riducono il rischio di pagare l’urgenza e aumentano la probabilità che il nuovo arrivo sia subito utile.

Quando l’urgenza costa cara e il top diventa flop

Gli acquisti errati, si svelano solo a giochi terminati. Ciò che spesso li accomuna è che sono spinti dallo stesso meccanismo che spinge le società a comprare i migliori: la pressione.

E negli ultimi anni, è capitato spesso, come può testimoniare l’Inter, società non sempre vincente tra gli affari di gennaio. E guardando ai dati di mercati, appare evidente un comportamento ricorrente, tipico del mercato di metà stagione: l’errore arriva più facilmente quando si cerca il colporiparatore” o l’effetto immediato, perché si compra con meno tempo e più ansia.

Il risultato è che un innesto nato per risolvere un problema, finisca poi per aggiungerne un altro: ruolo indefinito, adattamento difficile e, di conseguenza, discussione pubblica costante.

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