Curiosità
di Redazione Picenotime
Nonostante i progressi compiuti negli ultimi decenni, i diritti delle donne non sono ancora adeguatamente tutelati in molte parti del mondo.
La disparità di genere continua a incidere sulla vita quotidiana di milioni di donne, ragazze e bambine, limitando l’accesso all’istruzione, al lavoro e agli strumenti di autonomia. Questa situazione risulta particolarmente critica nei Paesi del Sud globale, dove la compresenza di povertà, instabilità sociale e credenze culturali discriminatorie minano la condizione femminile fin dall’infanzia.
Per comprendere la portata del
problema, è necessario partire dai dati e osservare nel concreto
come questa mancata tutela si traduca in fenomeni ancora ampiamente
diffusi.
Una delle espressioni più evidenti
della mancata tutela dei diritti delle donne è rappresentata dai
matrimoni precoci, vale a dire tutte quelle unioni formali o
informali in cui almeno uno dei coniugi è minorenne.
Si tratta di un fenomeno ancora piuttosto diffuso, in particolar modo nei Paesi del Sud globale, infatti attualmente sono circa 33.000 le bambine che ogni giorno vengono costrette a sposarsi contro la propria volontà, in aperta violazione dei diritti fondamentali riconosciuti a livello internazionale.
Accanto ai matrimoni precoci, un altro fenomeno che mostra con chiarezza quanto le bambine siano esposte a condizioni di vulnerabilità è il lavoro minorile.
Si tratta di una forma di sfruttamento che colpisce indistintamente tanto i bambini quanto le bambine, ma è importante sottolineare come, all’interno delle famiglie, sono spesso queste ultime a essere costrette a lasciare la scuola per prime per andare a lavorare. Questo perché, in caso di risorse familiari limitate, viene data la priorità all’istruzione dei figli maschi, mentre quella delle figlie viene sacrificata: un circolo vizioso che accresce la disuguaglianza ed espone maggiormente le bambine a sfruttamento e povertà.
Nel dettaglio, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), oggigiorno sono circa 59 milioni le bambine costrette in condizioni di sfruttamento lavorativo.
In molti casi, il lavoro avviene in ambito domestico, con mansioni non retribuite come cucinare, pulire, prendersi cura dei fratelli o procurare acqua e legna. In altri contesti, le bambine vengono coinvolte nel lavoro agricolo familiare, nei mercati informali o in attività particolarmente rischiose come l’estrazione mineraria artigianale, la raccolta nelle discariche e alcune fasi della filiera del fast fashion, spesso all’interno di laboratori non regolamentati.
Un ulteriore fenomeno che, ancora oggi,
mette in evidenza come le donne vedano sistematicamente violati i
propri diritti è senza dubbio da rintracciare nelle mutilazioni
genitali femminili, pratiche che comportano la lesione o la
rimozione parziale o totale dei genitali esterni per motivi non
medici. Nel dettaglio, ad oggi circa 230 milioni di donne e
bambine hanno subìto questa forma di violenza e si stima che,
solo nel corso del 2026, 4,5 milioni di bambine, molte
delle quali al di sotto dei 5 anni di età, rischiano di subire
questa pratica lesiva.
Fenomeni critici come i matrimoni
precoci, il lavoro minorile e le mutilazioni genitali femminili
possono produrre conseguenze che vanno a incidere in modo diretto
e duraturo sulla vita delle donne.
Come anticipato, una delle prime ripercussioni riguarda l’accesso all’istruzione. Quando una bambina viene data in sposa o costretta a lavorare fin dalla prima infanzia, spesso si verificano episodi di abbandono scolastico. In particolare, 9 bambine su 10 tra quelle vittime di matrimoni precoci si vedono costrette a rinunciare alla scuola, un dato che mette in evidenza uno degli effetti più critici di queste unioni forzate. L’assenza di un percorso educativo continuo, infatti, riduce le possibilità di acquisire competenze, conoscere i propri diritti e costruire un futuro autonomo.
La mancata tutela si traduce, inoltre, in una forte dipendenza economica. Senza istruzione e senza accesso a opportunità lavorative dignitose, molte donne restano legate a contesti familiari o coniugali che limitano la loro capacità decisionale. In queste condizioni, aumenta l’esposizione ad abusi e violenze domestiche, spesso difficili da denunciare proprio per l’assenza di strumenti di protezione e di sostegno.
A ciò si aggiungono le possibili conseguenze dal punto di vista della salute. Le gravidanze precoci comportano infatti rischi significativi per le bambine, mentre le mutilazioni genitali femminili possono provocare complicazioni fisiche immediate e problemi a lungo termine. Sul piano psicologico, la privazione della libertà di scelta e il controllo sul proprio corpo incidono sulla percezione di sé e sulla possibilità di sviluppare pienamente la propria autonomia.
Nel loro insieme, questi effetti
contribuiscono a perpetuare le disuguaglianze di genere,
limitando non solo il percorso individuale delle donne, ma anche il
contributo che potrebbero offrire allo sviluppo delle comunità in
cui vivono.
Per provare a migliorare la
condizione femminile dove i diritti delle donne vengono ancora
sistematicamente violati, la comunità internazionale ha individuato
nella Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile uno degli
strumenti principali per orientare le politiche verso un cambiamento
strutturale.
Tra i 17 obiettivi fissati dalle Nazioni Unite, due risultano particolarmente centrali per la tutela dei diritti delle donne: l’Obiettivo 5, dedicato proprio alla parità di genere, e l’Obiettivo 4, che si focalizza sull’istruzione.
L’Obiettivo 5 stabilisce la necessità di eliminare ogni forma di discriminazione nei confronti di donne e ragazze, contrastare la violenza di genere e superare pratiche dannose come i matrimoni precoci e le mutilazioni genitali femminili. Il raggiungimento della parità viene quindi indicata come una condizione essenziale per garantire diritti, partecipazione e autonomia.
Accanto a questo, l’Obiettivo 4 sottolinea l’importanza di assicurare un’istruzione inclusiva e di qualità per tutti, eliminando le disparità di genere nell’accesso alla scuola. L’istruzione rappresenta infatti uno dei presupposti più concreti per interrompere il ciclo di disuguaglianza: frequentare la scuola significa acquisire strumenti, conoscere le tutele esistenti e costruire alternative reali a situazioni di sfruttamento o esclusione.
L’Agenda 2030 traccia quindi un
quadro chiaro di priorità e impegni. La sfida consiste nel tradurre
questi obiettivi in interventi effettivi, capaci di incidere nei
contesti in cui la tutela dei diritti delle donne è ancora più
fragile.
Il
contributo delle organizzazioni internazionali indipendenti
Nei
contesti in cui le istituzioni faticano a garantire protezione e
diritti, il contributo delle organizzazioni internazionali
indipendenti assume un ruolo determinante. Attraverso interventi
mirati e programmi di lungo periodo, queste realtà operano per
sostenere donne e bambine e per intervenire concretamente sulle cause
che determinano la disuguaglianza.
Ne costituisce un esempio concreto ActionAid, che per tutelare i diritti delle donne interviene su più fronti, attraverso diversi programmi di sostegno, progetti e iniziative.
Uno degli strumenti fondamentali per portare avanti questo impegno è costituito dal supporto continuativo garantito attraverso le adozioni a distanza, che consente di accompagnare nel tempo le bambine, le loro famiglie e le comunità in cui vivono. Si tratta di interventi che puntano a rafforzare l’intero contesto sociale, creando condizioni più stabili per l’accesso all’istruzione e per la tutela dei diritti.
Grazie a questi programmi, le famiglie vengono sostenute anche sul piano economico, così da ridurre le pressioni che possono spingere verso il lavoro minorile o il matrimonio precoce. Nelle scuole, vengono promosse attività di informazione sui diritti e sulle tutele previste dalla legge, insieme a percorsi di partecipazione attiva, come i gruppi studenteschi impegnati nel contrasto alla dispersione scolastica. Il sostegno si traduce inoltre in interventi concreti - fornitura di uniformi, banchi, aule, accesso all’acqua - che rendono l’ambiente scolastico adeguato e frequentabile con continuità. Quando necessario, l’azione si estende anche al supporto legale e psicologico per donne e minori già vittime di violenza o sfruttamento.
Accanto al lavoro continuativo sul territorio, ActionAid promuove iniziative pubbliche di sensibilizzazione. Tra queste rientra la campagna “I Will Marry When I Want” nata dalla poesia di Eileen Piri, tredicenne del Malawi, e che ha dato vita a un film girato nel distretto ugandese di Namutumba, per la regia di Zee Ntuli.
Le bambine non sono attrici ma alunne della Buwongo Primary School, una delle scuole sostenute dai programmi di adozione a distanza di ActionAid. Nel film, esse mettono in scena una rottura simbolica con l’immagine della sposa bambina, distruggendo abiti e oggetti legati alle nozze. L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno di ActionAid di contrasto ai matrimoni precoci, affiancando agli interventi sul campo un’azione di visibilità e confronto capace di coinvolgere le comunità.
Intervenire sulle convenzioni
sociali discriminatorie è un passaggio decisivo per rendere
duraturo qualsiasi progresso nella tutela dei diritti delle donne. In
molti contesti, infatti, pratiche come il matrimonio precoce, il
lavoro minorile femminile o le mutilazioni genitali femminili non
vengono percepite come violazioni, ma come consuetudini legittime,
tramandate di generazione in generazione e sostenute da
equilibri familiari e comunitari difficili da mettere in discussione.
Anche quando esistono leggi e strumenti di tutela, la loro applicazione può risultare fragile se l’intero contesto sociale continua a considerare normale la subordinazione femminile. Per questo motivo, il cambiamento non può limitarsi a interventi di emergenza o a misure esclusivamente istituzionali, ma deve coinvolgere direttamente le comunità, lavorando sulle convinzioni che alimentano la disuguaglianza.
Agire sulle norme culturali significa promuovere consapevolezza, aprire spazi di confronto e rendere più riconoscibili i diritti delle bambine e delle donne. È un processo complesso, perché richiede tempo e continuità, ma è anche l’unico in grado di produrre trasformazioni reali: quando cambia la percezione collettiva, diventa più difficile che pratiche discriminatorie continuino a essere accettate come inevitabili.
La tutela dei diritti delle donne
non riguarda soltanto una categoria specifica, ma rappresenta un
indicatore della qualità complessiva di una società. Quando a
una bambina viene garantito l’accesso all’istruzione, quando una
ragazza può scegliere se e quando sposarsi, quando una donna dispone
degli strumenti per vivere senza dipendere da condizioni di
sfruttamento o violenza, si rafforza l’intero tessuto sociale.
La situazione attuale mostra quanto il percorso verso la parità sia ancora complesso, ma evidenzia anche che esistono strumenti concreti per intervenire.
Riconoscere che i diritti delle donne non sono pienamente garantiti significa assumersi una responsabilità collettiva. La parità di genere non è un tema simbolico o circoscritto a una ricorrenza, ma una condizione necessaria per assicurare dignità, sicurezza e opportunità reali a milioni di persone.
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