Salute

Un rischio per la salute poco conosciuto: l’iperomocisteinemia

di Andrea Tognelli, Farmacista - Firenze


Gli elevati livelli ematici di omocisteina sono un rischio per la salute?

La cosiddetta iperomocisteinemia è da vari anni un noto fattore di rischio cardiovascolare (1).

Nuovi studi clinici dimostrano legami con ulteriori malattie, es.: neurologiche, ossee, renali; oltre all’aumento della mortalità, ed all’accelerazione dell’invecchiamento biologico del nostro organismo (1-13, 22, 23, 24).


Quali sono i livelli ematici considerati normali?

Nell’adulto possono essere ritenuti nella norma i valori di omocisteinemia (1, 2, 13, 29, 30):

- inferiori a 10,1 micromoli / litro nelle donne;

- inferiori a 13 micromoli / litro nell’uomo.

Secondo le attuali conoscenze i valori superiori a 15 micromoli/L indicano iperomocisteinemia (1, 2, 13, 29, 30).


L’ipermocisteinemia a quali malattie sarebbe collegata?

Una accurata analisi pubblicata a luglio 2026 da Aging Clinical and Experimental Research (1), dimostra le relazioni tra iperomocisteinemia ed un’ampia gamma di condizioni cliniche (1, 2) (Nota 1).

L'iperomocisteinemia risulta infatti fortemente associata all’aumento del rischio di (1-21):

- ictus ischemico ed emorragico; 
- emorragia intracerebrale;
- depressione post-ictus;

- fratture ossee, es.: anca;

- malattia renale cronica.

Mentre esisterebbero legami più moderati con una diversificata gamma di disturbi clinici (1-21):

- patologie neurologiche e cognitive (demenza in generale e malattia di Alzheimer); 
- mortalità, con un’aumento riguardante tutte le cause di morte rilevate nella popolazione generale; 
- malattie cardiovascolari (aneurisma aortico, occlusione dell'arteria retinica, difetti cardiaci congeniti, morte cardiaca);

- complicazioni della gravidanza e neonatali (pre-eclampsia, ipertensione in gravidanza e difetti del tubo neurale nel neonato); 
- tumori del tratto digerente e polmonari;

- retinopatia diabetica nei pazienti diabetici.

Queste recenti acquisizioni consolidano l’utilità del controllo precoce dei livelli ematici di omocisteina, già nei giovani adulti, prima che insorga qualsiasi disturbo clinico (1-21).


Che ruolo avrebbe l’iperomocisteinemia?

E’ causa di infiammazione sistemica, alterazioni del DNA, danni vascolari, neurotossicità ecc. (Nota 2).

Per il momento le ricerche cliniche non permettono di stabilire se l’iperomocisteinemia è sempre una causa diretta delle citate condizioni cliniche, o se rispecchi altri problemi di salute, come insulino resistenza o possibili carenze di micronutrienti (1-21).


Quali?

In primo luogo l’insufficiente apporto o metabolizzazione dei folati / acido folico (vitamina B9), e di vitamina B6, B12 (1).

L’adeguata assunzione di queste vitamine del gruppo B permette infatti di controllare il metabolismo dell’omocisteina e normalizzarne i livelli ematici (1).

Esiste anche il problema delle persone con ridotta capacità di metabolizzare correttamente i folati introdotti con l’alimentazione, o l’acido folico assunto con gli integratori alimentari (1, 2, 13, 29, 30) (Nota 1).

In presenza di questa condizione genetica si privilegia la somministrazione di 5-metiltetraidrofolato (5-MTHF), anziché acido folico, per superare il blocco metabolico, ed assicurare il controllo dei livelli di omocisteina, oltre alle preziose funzioni fisiologiche di questa vitamina (1, 2, 13, 29, 30) (Nota 1).


Perché l’iperomocisteinemia influenza anche l’invecchiamento dell’organismo?

I meccanismi citati dovuti all’innalzamento dei livelli ematici di omocisteina sono associati anche all’accelerazione dell’invecchiamento biologico che, ad esempio, alimenta la neuroinfiammazione, ed aumenta il rischio di declino cognitivo (22, 23, 24).

Questo fenomeno è stato documentato da uno studio svolto su oltre 1.300 persone di oltre 60 anni d’età, nei quali l’integrazione di folati / acido folico ha contribuito a migliorare la funzione cognitiva, attraverso la riduzione dei livelli di omocisteina (22).


Esistono implicazioni tra livelli di omocisteina e menopausa?

La menopausa di per se espone all’incremento dell’omocisteinemia, attribuito al declino dei livelli di estrogeni, che influenza in modo negativo anche i meccanismi metabolici di regolazione dell’omocisteina (25).

Dopo la menopausa l’iperomocisteinemia risulta ulteriormente correlata all’aumento del rischio cardiovascolare (26), ed a complicazioni della steatosi epatica (27). Il monitoraggio dei livelli di omocisteina è infatti importante per la prevenzione dei citati disturbi clinici durante la menopausa (26, 27, 28).

Oltre all’integrazione mirata delle vitamine B, anche la terapia ormonale sostitutiva contribuisce a contrastare l’innalzamento dell’omocisteinemia dopo la menopausa (25).


Quali sono i principali suggerimenti pratici?

- Secondo le più recenti ricerche i livelli di omocisteina sono un’importante parametro per la valutazione precoce del rischio in età adulta, o comunque prima dell'insorgenza di una malattia vascolare conclamata (1-8).

- Questo permette di personalizzare precocemente l’eventuale integrazione con folati / acido folico o 5-metiltetraidrofolato, vitamina B6, B12, ed attivare altri interventi preventivi per conservare nel tempo i migliori standard di salute (1, 2, 31, 32).

- In caso di ridotto apporto di queste vitamine e/o in presenza di condizione di rischio, l’uso mirato dell’integratore alimentare Mitofast® , studiato dalla ricerca Mitochonsrl , ha dimostrato di abbassare in modo significativo anche i livelli di omocisteina, per effetto dell’acido folico (36). La sinergia con altri ingredienti attivi, es.: coenzima Q10 e resveratrolo, permette inoltre di combattere altri meccanismi dell’invecchiamento all’origine delle malattie croniche(32-36).

Nota 1 (1, 2, 13, 29, 30)

Livelli ematici di omocisteina

Valori di omocisteinemia nella norma:

- Donne adulte < 10,1 micromoli/litro;

- Uomini adulti: < 13 micromoli/litro

Mediamente secondo l’attuale letteratura i valori superiori a 15 millimoli/L indicano iperomocisteinemia.


Valutazione precoce dei livelli di omocisteinemia

Dalle recenti evidenze emerge la necessità di considerare la misurazione dell'omocisteina come uno strumento chiave di stratificazione precoce del rischio, da effettuare nella mezza età o comunque prima dell’insorgenza di quadri clinici, poiché l’intervento tempestivo offre migliori risultati clinici.


Principali cause di iperomocisteinemia

Tra i fattori che influenzano l’aumento dei livelli di omocisteina sono documentati il basso apporto alimentare di vitamine B6, B9, B12, e/o cause che ne alterato il metabolismo come alcol, farmaci (es.: antiacidi), eccessivo consumo di proteine animali; condizioni come obesità/sovrappeso, menopausa ecc.; polimorfismo MTHFR (es.: variante C677T), che comporta l’alterazione del metabolismo dei folati ed innalzamento dei livelli di omocisteinemia, con aumento del rischio di danni vascolari ecc..


Polimorfismo MTHFR (es.: variante C677T)

I folati introdotti con i cibi (verdure a foglia verde, legumi, fegato) e l’integrazione di acido folico sono sottoposti ad una sequenza di reazioni enzimatiche per essere convertiti in forma attiva.

Il passaggio metabolico fondamentale viene catalizzato dall'enzima MTHFR, che trasforma tali precursori in 5-MTHF (5-metiltetraidrofolato). In presenza di polimorfismi genici (es. C677T) l'attività enzimatica dell'MTHFR è ridotta, creando un blocco che limita la produzione della forma metilata ed attiva.

Gli alti livelli di omocisteina presenti anche in modo precoce possono derivare da questa insufficienza enzimatica, ma devono essere sempre comparati con i valori ematici di folati e vitamina B12 e la loro possibile carenza.

Anche per i soggetti che presentano un profilo di rischio per l’iperomocisteiemia, le attuali linee guida internazionali ritengono di minima utilità clinica il test genetico del MTHFR. Mentre suggeriscono l’uso appropriato dell’integrazione con con acido folico e vitamina B12 che, tra l’altro, hanno un’elevato profilo di sicurezza.

Un’ulteriore opzione è quella di somministrare direttamente il 5-MTHF, anziché acido folico, che permette di saltare la tappa enzimatica deficitaria. Il 5-MTHF è una molecola già bioattiva, entra direttamente nel ciclo della rimetilazione dell'omocisteina a metionina senza dipendere dall'efficienza dell'enzima mutato.


Nota 2 (5)

Indice di Aterogenicità del Plasma (Atherogenic Index of Plasma, AIP)

Un valore elevato indica un profilo lipidico che predispone al processo aterosclerotico, rappresenta infatti l'equilibrio tra lipoproteine aterogene e quelle protettive, e costituisce un forte predittore della presenza di particelle LDL piccole e dense (sdLDL), caratterizzate di alta aterogenicità, perché penetrano facilmente nell’endotelio e si ossidano.

Viene calcolato con il rapporto logaritmico tra trigliceridi / colesterolo HDL espresse in mmol/L.

Link a calcolatore validato: https://calculators.optimaldx.com/calculators/atherogenic-index-plasma

Basso rischio: < 0,11;

Rischio moderato: 0,11-0,21;

Alto rischio; > 0,21.


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autore Andrea Tognelli, Farmacista - Firenze****

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