Volley
di Redazione Picenotime
E’ stato un momento denso di emozioni, capace di raccontare un'intera comunità. Quello andato in scena nella mattinata di oggi, nella sala consiliare del Municipio di Grottazzolina, è stato un silenzioso patto di acciaio tra passato e futuro. Più che un appuntamento istituzionale è stato un viaggio nella memoria, una storia lunga cinquantacinque anni, iniziata quasi per gioco nella primavera del 1971 e arrivata oggi a rappresentare una delle realtà più rispettate della pallavolo italiana.
La sala gremita, nonostante il caldo estivo invitasse a ben altre destinazioni, è stata la fotografia più bella di quanto questo sport continui a rappresentare per il territorio. Perché a Grottazzolina la pallavolo non è soltanto una squadra: è identità, senso di appartenenza, memoria condivisa.
E fu così che il momento più intenso della mattinata è stato in apertura. L’incipit della conferenza, moderata dal giornalista e responsabile comunicazione del club Fabio Paci, è stato infatti tutto per sei uomini che, probabilmente senza immaginarlo, hanno cambiato per sempre la storia sportiva del paese.
Edmondo Bonfigli, Doriano Romantini, Alteriano Renzi, Anselmo Bacalini, Manuel Maria Bacalini e Luigino Ferrini hanno ricevuto una targa celebrativa quale riconoscimento per essere stati i protagonisti della prima partita ufficiale della pallavolo grottese, disputata nel 1971 contro Rapagnano e vinta per 2-0.
Vederli nuovamente insieme, con gli occhi lucidi e il sorriso di chi ripercorre una vita intera, è stato probabilmente il momento più autentico della giornata.
In quell'epoca non esistevano palazzetti moderni, dirette televisive o grandi sponsor. C'erano campi improvvisati, trasferte affrontate con mezzi di fortuna, entusiasmo e tanta voglia di stare insieme. Nessuno avrebbe potuto immaginare che quei primi servizi avrebbero dato origine a una storia capace di arrivare fino alla SuperLega, il campionato più bello e competitivo del mondo.
“Era il 1971” racconta Bonfigli. “La gloriosa Panini Modena nasce nel 1969, siamo agli albori del volley, il gioco era molto meno complicato, si giocava con due alzatori (Doriano e Massimo) e quattro schiacciatori.” Sei giovani, e un dirigente (Lanfranco Sabbatini, anche lui presente in sala), l’unico maggiorenne, che li accompagnava in auto. Eppure, quei sei ragazzotti grottesi di strada poi ne hanno fatta nella vita: un architetto (Ferrini), un ingegnere (Renzi), un avvocato (Romantini), un importante manager nell’ambito del food (Bacalini A.), un titolare di scuderia ippica (Bacalini M.M.), un responsabile nell’amministrazione del personale (Bonfigli). “C’era tanta spensieratezza allora” continua Bonfigli “c’è tanta emozione oggi. Sicuramente nessuno avrebbe mai pensato al percorso che poi ne sarebbe nato, e di questo un grazie va a chi poi tutto questo l’ha realizzato.”
Inevitabile e doveroso il saluto a Carlo Valeriani, figura fondamentale nello sviluppo della pallavolo grottese, l'uomo che raccolse la passione di quei pionieri trasformandola in qualcosa di più e conducendo il club fino allo storico approdo in Serie A2 nel 1995. “Eravamo davanti al bar Risorgimento (oggi non c’è più) a fare i vitelloni” prosegue Bonfigli. “Dalla piazza arriva un ragazzo barcollante e mi dice: ‘Tu sei Mondo? Che sarrìa ssa pallavolo?’ Quel ragazzo era Carlo Valeriani, diventato poi il factotum che per 38 anni ha portato in alto la pallavolo di Grottazzolina. Poi dopo Carlo è arrivato Massimiliano Ortenzi, che con la nuova società ha portato la pallavolo fino addirittura al massimo livello nazionale.”
Senza dimenticare Rossano Marcantoni, ricordato dagli stessi pionieri come accompagnatore nella prima trasferta e poi sponsor storico del club per decenni come titolare del marchio Videx. “La prima trasferta in assoluto fu ad Ascoli Piceno” racconta Romantini, “ci accompagnò un giovane Rossano Marcantoni, allora dipendente della Farfisa di Ancona.” La storia di un filo tirato da un muro all’altro del centro storico è pietra miliare anche del libro scritto su Grottazzolina da Davide Romani, “La prima volta che ti ho vista” (Vydia Editore). Ed è sempre Romantini a continuare: “Dal momento in cui tirammo quel filo con ‘Mondo’ si è davvero aperto un mondo. Il momento più emozionante di tutta questa straordinaria storia sportiva, per me, è stato il primo match di Superlega. Non ci ho dormito la notte prima, è come quando vai a discutere l’esame di laurea, il momento personalmente più toccante di tutta la storia. A Grotta c’era solo il calcio, poi è arrivato Mondo e quel filo lo ricordo bene, mi disse come funzionava la pallavolo e poi si aggregarono gli altri ragazzi.” Amici per la pelle, coetanei, ma anche un humus in cui è stato facile attecchire: “C’era tanto entusiasmo, il terreno era fertile. La prima allenatrice, o meglio preparatore atletico, fu una donna, Raffaella Ferrini. In quel periodo non esistevano molti allenatori di pallavolo, c’era solo un certo Mancini a Fermo, che volevamo portare subito da noi ma ci riuscimmo poi qualche anno dopo”. E dal pubblico, con un siparietto esilarante: “Vero, erano i tempi della Vis Ilca, fu pagato con i salami dell’Ilca, a quel tempo i salami erano preziosi!” Risata collettiva, ma autentica, figlia di un’epoca lontana ma ricca di fascino e meraviglia.
Davvero tanti gli aneddoti raccontati nel corso della mattinata, emozionatissimo Ferrini, che prende il microfono ma è costretto ad interrompersi per la voce rotta dalla commozione: “Impegno e amicizia furono i sentimenti che ci spinsero a muovere i primi passi, ma un ricordo particolarmente importante che custodisco è la vicinanza della cittadinanza. Giocavo a pallone, ero il più alto di tutti, Doriano venne da me e mi disse ‘E lascia perdere sto calcio!’. Mi sento partecipe di tutto questo, è un onore aver dato inconsapevolmente il via a tutto quello che poi è stato”.
E’ la volta di Renzi, ancora in splendida forma, maratoneta e sponsor del club: “Commozione e lacrime di gioia caratterizzarono il giorno del primo approdo in Serie A, un passaggio importante. La nuova società ha consentito di realizzare nuovamente questo sogno portandolo poi fino alla massima serie. Voglio raccontare un aneddoto per far capire quanto sia importante la pallavolo nel nostro paese e territorio: la settimana scorsa è venuto in studio da me un architetto di Modena, altro tempio del volley italiano. Non potete immaginare quanti elogi ha fatto alla realtà di Grottazzolina, come un unicum nazionale per la pallavolo a dispetto della sua dimensione geografica. Abbiamo parlato più di pallavolo che di lavoro, questo per dire quanto è importante a livello sportivo e sociale questo sport nella nostra comunità.”
Autentico ed emozionante anche il racconto di Manuel Maria Bacalini: “Oltre al gioco, ricordo tutte le ore passate a preparare il campo con pala e zappa, e le righe tracciate con stringhe e ciò che avevamo a disposizione. Il campo da gioco era un campo nel vero senso della parola, ci siamo divertiti e alla base c’è sempre stato affetto e amicizia”. Prosegue a ruota Anselmo Bacalini: “Il campo era di ghiaia, ogni tuffo una ferita. Che ci medicavamo da soli per evitare di essere sgridati dai genitori. Io poi ero il più piccolo, ero un po’ la mascotte del gruppo, facevo tanti sport ed ero stupito dalle capacità di Mondo, aveva le mani di gomma.”
Racconti di tempi che furono, e che però hanno aperto la strada a qualcosa che ancora oggi resiste, cresce e profuma di straordinario. Un cammino che avrebbe poi trovato nuova linfa ed un ulteriore upgrade nel 2009, con la nascita della M&G Scuola Pallavolo, capace di ripartire dalla Serie C regionale e costruire, stagione dopo stagione, una scalata straordinaria culminata addirittura con l'approdo nell'élite del volley mondiale, com’è lo stesso sindaco Antognozzi a sottolineare: “Veniamo da 2-3 anni straordinari, malgrado l’epilogo recente che però fa parte dello sport. Oggi si riparte verso un campionato di A2, che è comunque un livello straordinario in cui Grottazzolina è largamente il paese più piccolo e nonostante ciò siamo tra i favoriti. Tutto questo è frutto di una storia partita nel 1971, una storia che negli ultimi trent’anni ha visto Grottazzolina passarne 20 in Serie A, è un qualcosa di incredibile. Questo club ha il grande merito di fare tantissimo anche sul fronte sociale e giovanile, oggi però celebriamo gli inizi, ogni storia ha un inizio e oggi ringraziarne gli artefici significa ringraziare poi tutti coloro che negli anni hanno portato avanti questo sport in qualsiasi ruolo.”
Guardando quella storica fotografia del 1971 si comprende come ogni vittoria conquistata negli ultimi decenni affondi le proprie radici nei sacrifici di chi ha iniziato tutto senza sapere dove sarebbe arrivato. “Ogni anno la conferenza stampa qui in sala consiliare ha un tema diverso” sottolinea Ortenzi. “Oggi è stato bellissimo vedere il trasporto e l’emozione di coloro che hanno dato il via a tutto. La storia è importante. Ciò che hanno fatto loro è ciò che stiamo provando a fare anche noi, lasciare una traccia a chi verrà dopo.”
Ed è proprio questo il senso più profondo della cerimonia vissuta oggi. Non soltanto rendere omaggio a sei ex giocatori, ma dire grazie a una generazione che ha saputo seminare passione, valori e appartenenza, lasciando in eredità un patrimonio che ancora oggi continua a crescere. Perché nessuna società può costruire il proprio futuro senza conoscere da dove è partita.
E non è un caso che oggi l’intero direttivo della M&G Scuola Pallavolo fosse presente al gran completo: prima di guardare avanti il club ha scelto di voltarsi indietro. Perché il futuro passa sempre dalle proprie radici. E quelle della pallavolo grottese, oggi più che mai, sono vive e vanno custodite. Sono negli applausi rivolti ai pionieri del 1971, nelle emozioni di un'intera comunità e nella consapevolezza che ogni nuovo capitolo di questa storia porta ancora la firma di chi, cinquantacinque anni fa, ebbe semplicemente il coraggio di credere in un sogno.