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SPID oltre la PA: come l’identità digitale è entrata nei servizi privati (e cosa cambia per l’utente)

di Redazione Picenotime

Hai mai pensato di poter aprire un conto di gioco online con lo stesso sistema che usi per pagare il bollo auto? Fino a poco tempo fa sembrava fantascienza, ma oggi è realtà. Lo SPID non è più solo il lasciapassare per l’INPS o l’Agenzia delle Entrate. 

La sua sfera d’azione si sta allargando a macchia d’olio, abbracciando banche, assicurazioni e, da novembre 2025, anche i casinò autorizzati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

I numeri sono da capogiro: nel 2025 gli accessi tramite SPID hanno superato la cifra monstre di 1.220.153.029, come riporta l’AgID. E con 41,5 milioni di identità attive per maggiorenni (l’82% della popolazione adulta), l’Italia è il Paese europeo tra quelli con la maggiore diffusione di identità digitale, secondo l’Osservatorio Digital Innovation del Politecnico di Milano. 

Ma cosa succede quando questa chiave universale varca i confini della Pubblica Amministrazione? E quali rischi e vantaggi comporta per ciascuno di noi? Ne parliamo in questo articolo, senza giri di parole.

Lo stato dell’arte dell’identità digitale SPID

Prima di entrare nel vivo dell’espansione, facciamo il punto. Lo SPID – Sistema Pubblico di Identità Digitale – si appoggia su una rete di Identity Provider accreditati. Il più grande è Poste Italiane, con 28,7 milioni di identità rilasciate a fine 2024, in crescita del 5% sull’anno precedente. Numeri che fanno impallidire qualunque concorrente.

Dal punto di vista tecnico, esistono tre livelli di sicurezza. Il Livello 1 prevede solo username e password; il Livello 2 aggiunge un codice OTP via SMS o app; il Livello 3 richiede un supporto fisico con chiavi crittografiche (come una smart card). 

A ottobre 2025 la convenzione tra Assocertificatori, AgID e Dipartimento per la Trasformazione Digitale è stata rinnovata per altri cinque anni. Lo conferma Servicematica, sottolineando che i gestori potranno anche valorizzare economicamente la propria base utenti. Un cambiamento non da poco, che segna il passaggio da infrastruttura pubblica “pura” a servizio con potenziale commerciale.

L’utilizzo effettivo è impressionante: secondo il Corriere Comunicazioni, l’89% degli utenti Internet italiani usa SPID e l’86% lo fa più volte l’anno. E grazie al regolamento europeo eIDAS, dal 10 settembre 2019 le credenziali SPID di livello 2 e 3 sono interoperabili in tutta l’Unione Europea. 

Non male per uno strumento che molti snobbavano come “il pin della burocrazia”.

L’espansione nei servizi privati: nuovi orizzonti oltre la PA

Eppure, c’è un paradosso che fa riflettere. A ottobre 2024, con 39 milioni di identità attive (ora siamo oltre 41), solo 208 fornitori di servizi privati offrivano la compatibilità con SPID. Una goccia nel mare, se pensiamo a quante piattaforme digitali popolano le nostre giornate.

Dove arriva, però, lo SPID fa la differenza. Nel settore bancario e assicurativo, lo usiamo per l’onboarding digitale e la semplificazione delle procedure KYC. Poste Italiane, primo gestore SPID, è l’esempio perfetto: offre servizi finanziari dove l’identità digitale diventa il ponte naturale tra cittadino e conto corrente.

La vera svolta, però, è nei servizi di intrattenimento e nel gioco online. Qui l’espansione è più visibile e, soprattutto, più disciplinata dalla legge. Il punto di snodo è il Decreto Legislativo 25 marzo 2024, n. 41, che ha riordinato il settore dei giochi a distanza. 

Tra i principi chiave, il Governo ha messo la tutela dei minori, la tracciabilità dei flussi economici e la promozione del gioco responsabile. 

E per rendere tutto più sicuro, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con determinazione n. 704968 del novembre 2025, ha stabilito che dal 13 novembre i concessionari possono accertare l’identità dei giocatori proprio tramite SPID o CIE, purché di livello almeno 2.

Per capire come queste regole stanno ridisegnando il sistema delle concessioni, ti consiglio di leggere l’approfondimento di Picenotime sulle Le nuove regole ADM sul gioco online. È un pezzo che chiarisce, senza giri di parole, come il quadro normativo stia cambiando per operatori e utenti.

Il caso dei casinò online ADM: velocità e trasparenza

Immagina di voler aprire un conto su un casinò online autorizzato ADM. Prima dovevi compilare moduli, caricare documenti, aspettare verifiche. Ora? Bastano pochi minuti. Secondo i dati raccolti da TuttoSport casinò SPID, la registrazione tramite SPID richiede in media 3 minuti e 22 secondi. 

La procedura tradizionale, invece, ti teneva incollato allo schermo per 10-15 minuti, con l’aggiunta di un’attesa fino a 18 ore per la verifica manuale. Un abisso temporale.

Cosa arriva esattamente nelle mani del concessionario? Solo quattro dati: nome, cognome, codice fiscale e data di nascita. Vengono trasmessi dal provider SPID e validati contro l’anagrafe nazionale, il tutto attraverso un flusso SAML 2.0 crittografato. 

Niente di più. La stessa fonte chiarisce che SPID non gestisce transazioni finanziarie: non tocca depositi né prelievi. La sua funzione inizia e finisce con la verifica dell’identità.

Per accedere, è obbligatorio il Livello 2: username, password e un codice OTP generato via SMS o app. Una scelta di sicurezza sensata, che alza la barriera contro accessi non autorizzati.

E a proposito di protezione, c’è una funzione poco conosciuta ma potentissima: l’autoesclusione trasversale. 

Accedendo al portale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli con il proprio SPID, si può attivare il blocco su tutti i concessionari contemporaneamente. L’autoesclusione a tempo indeterminato può essere revocata solo dopo almeno nove mesi. Un antidoto all’impulsività, se usato con consapevolezza.

Cosa trasferisce (e cosa non trasferisce) SPID ai servizi privati

Facciamo chiarezza su un punto che scatena parecchi dubbi. SPID non è uno strumento di pagamento, non sostituisce banche o wallet finanziari. Non comunica reddito, stato di salute o situazione patrimoniale. Si limita a confermare, con certezza assoluta, chi sei.

E la privacy? L’Helpdesk SPID è categorico: gli Identity Provider non possono cedere i dati personali a terzi né usarli per profilazione senza un’autorizzazione esplicita. Il rispetto delle regole è vigilato congiuntamente da AgID e Garante Privacy. 

In più, ogni accesso a un servizio privato richiede il consenso attivo dell’utente, mai implicito. Come sottolinea DataWave Privacy, i gestori devono attenersi ai principi GDPR di pertinenza, finalità e non eccedenza, e sono obbligati a notificare eventuali data breach. Un doppio binario di sicurezza che, almeno sulla carta, rassicura.

Vantaggi per l’utente e per i provider

Sul piatto dei benefici, l’utente ci guadagna una comodità estrema: un’unica identità per decine di servizi, meno password da ricordare, registrazioni che si chiudono in pochi minuti. E in più, la protezione contro i furti d’identità diventa più solida grazie all’autenticazione forte a due fattori.

I provider privati, dal canto loro, possono svolgere il KYC in modo conforme alla normativa senza gestire documenti cartacei. 

Riduci le frodi, elimini la grana dei contenziosi su identità false e, bonus non da poco, ti allinei agli standard della PA. Questo crea un effetto fiducia presso il pubblico: se lo usa lo Stato, perché non dovrei fidarmi anch’io?

Insomma, la relazione digitale si fluidifica, ma chiede qualcosa in cambio: un pizzico di attenzione in più, come vedremo subito.

Il futuro: IT Wallet e integrazione europea

Guardando avanti, lo scenario si arricchisce. Su app IO è attivo l’IT Wallet: 7 milioni di utenti hanno memorizzato 11,7 milioni di documenti digitali, tra patenti, tessere sanitarie e carte della disabilità. Per accedere serve proprio SPID o CIE, a riprova che l’identità digitale pubblica è il mattone su cui costruire il portafoglio digitale italiano.

Anche la Carta d’Identità Elettronica (CIE) sta vivendo una seconda giovinezza. Le identità CIE attive toccano quota 48,4 milioni, di cui 9 milioni già con credenziali digitali via app CieID. 

Da gennaio ad agosto 2025, gli accessi con CIE hanno già superato i 73,7 milioni, più dell’intero 2024, riporta lo stesso Osservatorio del Politecnico di Milano. Numeri che dimostrano come la pluralità di strumenti sia ormai un dato di fatto.

E a livello europeo? Il 56% degli italiani si dice interessato all’EUDI Wallet, il portafoglio digitale europeo, il tasso più alto tra i grandi Paesi UE (Spagna 49%, Francia 37%). SPID rimarrà un pilastro, ma il futuro sarà un ecosistema misto: SPID, CIE, IT Wallet e, presto, EUDI Wallet. L’utente avrà più opzioni, dovrà solo imparare a distinguerle.

Conclusione: usare SPID con consapevolezza

SPID non è più solo la chiave della PA. Sta entrando nella nostra quotidianità digitale anche presso i privati, dal conto in banca alle scommesse legali. Conoscere cosa condivide e cosa no, quali diritti conserviamo e quali rischi corriamo è il miglior modo per sfruttarne i vantaggi.

Tenersi informati sull’evoluzione dell’identità digitale – IT Wallet, eIDAS 2.0 e molto altro – è la migliore garanzia per un’esperienza sicura e consapevole. Perché, alla fine, essere digitali non significa rinunciare al controllo, ma imparare a esercitarlo con intelligenza.




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